venerdì 19 luglio 2013

ESSERE & AGIRE - Potere personale

by Massimo Calabria
essereeagire.blogspot.it

POTERE PERSONALE
Benvenuti.
Sono Massimo Calabria e vi presento un nuovo video del mio blog denominato “ESSERE e AGIRE”.

Se vorrete dedicarmi qualche minuto di attenzione, il tempo che corrisponde a quello di una breve , e magari tonificante pausa, sarò ben lieto di condividere con voi qualcosa che considero utile per noi e per tutti.

… Piove, governo ladro! … E le istituzioni? Cosa fanno le istituzioni? … Nessuno si preoccupa dei nostri problemi! Incapaci! Disonesti! … ecc… ecc…

Oggi parleremo della AUTOCOSCIENZA e POTERE PERSONALE


 Ogni individuo è un mondo a sé. La Natura si diletta nella propria varietà.
Non esistono due caratteri, circostanze o avvenimenti uguali e diventerebbe perciò follia definire regole universali per condurre tutti a raggiungere i propri obiettivi.
Ogni uomo che ha conquistato qualcosa di importante lo ha fatto in un modo tipico della sua individualità


 L’individualità è la manifestazione del nostro Sé, del nostro Io più profondo, e ogni individuo è diverso da chiunque altro nell’universo. La misura in cui si esprimono i poteri della nostra individualità dipende dalla nostra autoconsapevolezza, altrimenti definita autocoscienza.

In altre parole:

L’AUTOCONSAPEVOLEZZA È IL PRIMO PREREQUISITO
FONDAMENTALE ALLA AUTOREALIZZAZONE
E IL SUO VERO SEGRETO

Prima di riuscire a raggiungere questo livello di libertà, è indispensabile ben comprendere
cos’è davvero l’Io, ovvero raggiungere l’autocoscienza.
Inizialmente questo argomento potrebbe non sembrarvi di fondamentale importanza ma cambierete subito parere quando scoprirete che, insieme alla autocoscienza, arriverà il vostro potere personale.

Se vi fermate un attimo ad analizzarvi vi accorgerete di avere, come ogni individuo, tre fasi o principi:
il corpo fisico, la mente, l’Io (o “il Sé”).

Il CORPO FISICO è composto da una quantità innumerevole di cellule, che si evolvono incessantemente durante ogni momento della nostra esistenza, strutturate in un organismo complesso mediante il quale svolgiamo le nostre azioni e entriamo in relazione pratica con la realtà, influenzandola e modificandola.

La MENTE è sede di emozioni (sentimenti/emotività) e ragione (o pensiero razionale).
Le prime sono sostanzialmente alla base delle nostre decisioni, la seconda determina le scelte ponderate e le riflessioni logiche.

IL SÈ è un’entità che non può essere divisa e da cui non si può sottrarre nulla, qualcosa che è impossibile danneggiare o ferire, qualcosa di unico e veramente REALE e stabile.
In sostanza, non è la mente che conosce, ma l’Io che utilizza la mente per conoscere.
Analogamente, il corpo è al servizio del Sé che lo utilizza per agire.


 Una efficace metafora per rappresentare tutto ciò è la seguente:
Il corpo è un carro, trainato da due cavalli (mente razionale e mente emotiva).
Le redini sono in mano al cocchiere (il Sé), che conduce il carro secondo la sua volontà, dominando i cavalli.
La migliore efficienza del carro (corpo) e dei cavalli (mente) consentirà al cocchiere (il Sé) di compiere al meglio il suo viaggio.

Su cosa o quale sia l’Energia Vitale, lo Spirito, il Soffio Divino che anima questa meravigliosa aggregazione di entità materiali e immateriali che costituisce l’ individuo, ciascuno potrà liberamente indagare: vi sono molte possibilità di analizzare a fondo questi argomenti e non è nostro compito farlo.

Il vero motivo per cui ve ne parliamo è che il raggiungimento della coscienza dell’esistenza dell’Io o del vero Sé si accompagna a una sensazione di solidità e di energia che si manifesterà attraverso di voi rendendovi solidi e forti.

IL RISVEGLIO DELLA COSCIENZA DEL VOSTRO IO
IN TUTTA LA SUA CHIAREZZA E BRILLANTEZZA
VI FARÀ PERCEPIRE LA VOSTRA FORZA
COSÌ COME NON VI È MAI ACCADUTO PRIMA


 Ricordatevi che, prima di poter esprimere la vostra individualità, vi dovete rendere conto di essere un individuo e che, prima che anche ciò avvenga, dovete essere coscienti del vostro Io, dovete cioè diventare autoconsapevoli.

SEI UN INDIVIDUO, COLMO DI VITA: CORPO, MENTE E POTERE DA USARE SECONDO LA TUA VOLONTÀ!
Trovate il modo di realizzare ciò e potrete attingere a una straordinaria fonte di energia e creatività, evitando i condizionamenti negativi e limitanti che costantemente ci circondano e minacciano il nostro umore, la nostra visione, la nostra volontà.

A questo punto però dovrete abbandonare ogni alibi per cui le cause dei vostri problemi sono da attribuire a cause esterne (governo ladro) e che le soluzioni sono a carico di chi ci rappresenta (le istituzioni…).

Possiamo e dobbiamo ritrovare fiducia, ottimismo, progettualità prendendo INNANZITUTTO coscienza di CHI SIAMO e delle nostre straordinarie capacità fisiche e mentali, dopodichè passare all’ azione assumendoci in pieno le nostre RESPONSABILITA’ individuali.

Concorderete su quanto ciò sia di essenziale importanza sopratutto OGGI, in questo momento difficile e confuso, in cui sembra che le redini della nostra vita ci stiano sfuggendo di mano, e le notizie che quotidianamente ci vengono propinate dai media ci offuscano la mente e la volontà. E dunque è proprio per questo che vi proponiamo alcune pratiche finalizzate all’ attivazione del proprio Sé.

Naturalmente affidarvi - almeno all’ inizio -  a una guida esperta vi permetterà di ottenere i migliori benefici, ma anche se ritenete che al momento non sia necessario non rinunciate a fare esperienza anche da soli.


 Esercitatevi nel mantenervi nel “qui e ora”
Si tratta semplicemente di mantenere l’attenzione su ogni microevento, sensazione, percezione che possiamo osservare mentre svolgiamo qualsiasi attività.
Mentre guidate, passeggiate, mangiate, siate semplicemente attenti alla temperatura dell’ aria, ai rumori o suoni che potete udire, a come i vostri piedi appoggiano a terra, a quante persone avete attorno, ai colori dei loro vestiti e al timbro delle loro voci, il vostro stato d’animo.
Noterete come nonappena deciderete di farlo, per qualche istante ciò vi sarà possibile, dopodichè qualche pensiero si insinuerà nella vostra mente e tornerete a pensare e distrarvi. Non importa, ogni qualvolta ve ne accorgete ricominciate a osservare e a ascoltare cio che ACCADE fuori e dentro di voi.
Esercitandovi in questo modo la vostra capacità di essere PRESENTI, consapevoli e attenti progredirà rapidamente.
Osservare i propri pensieri
Mentre siete indisturbati, magari chiudendo gli occhi, considerateli come se fossero degli uccelli che volano nell’orizzonte della vostra mente. Ogni pensiero appare, rimane per qualche istante per poi lasciare posto a un altro, o trasformarsi e dipanarsi in una sequenza di immagini che poi va sfumando da sè. Osservate come se fosse un film che non vi riguarda, ma al quale state semplicemente assistendo, senza controllarne la trama.

Tecniche di respirazione e rilassamento
Potete trovarne su qualunque manuale o sito internet sull’argomento.
Molto efficaci quelle basate sulla osservazione o controllo del respiro, magari potenziate da visualizzazioni.

Mantra
I mantra sono frasi ripetitive che possono avere diversi effetti benefici.
Alcuni calmano la mente, altri riducono l’ansia, altri favoriscono la concentrazione, altri ancora distendono i nervi o infondono fiducia e sicurezza.
Alcuni sono classici consolidati, conosciuti da millenni.
Altri, conoscendo alcune regole di formulazione, possono essere creati per particolari esigenze o circostanze. 
Particolarmente adatti per la loro pratica sono i momenti di rilassamento o attività in cui il corpo si muove ritmicamente senza compiere troppa fatica (camminate, pedalate tranquille).
Vi invitiamo impararne diversi, magari su consiglio di una guida esperta e sperimentarli poi a vostro piacimento, finchè vi affezionerete ai vostri preferiti.

La pratica di quanto vi abbiamo suggerito darà risultati concreti e immediatamente apprezzabili.
Recupererete freschezza e vitalità, energia e slancio necessari per affrontare e risolvere qualsiasi situazione.
  


Per il momento è tutto.
Vi ringrazio per l’attenzione e vi invito come sempre a intervenire sul blog “ESSERE e AGIRE” per raccontarci cosa avete sperimentato e i benefici che ne avete ottenuto.


A presto

lunedì 20 maggio 2013

SI PUO' FARE! - Progetto Manifattura



Progetto Manifattura – Rovereto


Come preannunciato nei primi post di questo blog, sarà dato spazio a casi concreti, che consideriamo esemplari, di idee e progetti che hanno trovato effettiva attuazione.
Tratteremo di svariati campi e ambiti, cercando di non focalizzare su specifici settori: vi invitiamo anzi a segnalarci casi di cui ritenete interessante parlare.
Quello che ci preme è mettere in evidenza come nel bel mezzo della crisi incalzante qualcuno stia trovando il modo, il tempo e il luogo per realizzare qualcosa di nuovo, intelligente e utile.

Inizieremo parlandovi del “PROGETTO MANIFATTURA” in corso di realizzazione a Rovereto (TN), consistente nel recupero di un’ area industriale dismessa per l’insediamento di funzioni innovative con criteri di sostenibilità  e visione strategica.


 Gli attori di questa avvincente e complessa impresa collettiva hanno saputo creare una sinergia fra enti pubblici e operatori privati, imprese e professionisti, oltre che reperire le risorse necessarie per avviare l’ambizioso programma.
Si è trattato evidentemente di impostare una visione di lungo respiro ma anche di gestire problematiche tecniche, economiche, finanziarie e burocratiche, oltre che di individuare modalità contrattuali e societarie, fino alla soluzione delle questioni organizzative, dalle più generali alle più spicciole e contingenti.
Oggetto dell’ intervento, il recupero di una vecchia fabbrica: la Manifattura Tabacchi, costruita a metà dell’ottocento e dismessa dopo 150 anni di storia produttiva.
Riteniamo che il caso sia interessante per una seri di motivi: mettiamone in evidenza i principali.

Innanzitutto, ripetiamo, per la capacità di coalizzare su un progetto condiviso diverse competenze e interessi, e di coordinare un team multidisciplinare che ha visto la partecipazione di  Provincia, Comune, Università, aziende, sindacati, fondazioni, studi, laboratori.

  
In secondo luogo, la scelta di utilizzare strutture esistenti anziché edificarne di nuove.
Il recupero del patrimonio edilizio consente sempre di evitare il consumo di nuovo territorio e quindi la preservazione delle risorse ambientali.
Ma se, come in questo caso, si tratta di un vero e proprio caso di archeologia industriale, ecco che la valorizzazione del patrimonio storico e della memoria collettiva costituiscono un notevole valore aggiunto.

Ciò che rende questo caso davvero considerevole è però la scelta delle funzioni da insediare, dettata da una visione straordinariamente lungimirante, almeno in Italia.
Le strutture recuperate sono state infatti destinate all’ insediamento di attività e professioni orientate alla ecologia, sostenibilità, efficienza energetica – in definitiva ai criteri su cui si fonda la cosidetta “Green Economy” - caratterizzate da un alto contenuto di innovazione e ricerca.
Significativo è il dato relativo all’età media degli operatori che sono ospitati dalla struttura: di poco superiore ai 30 anni.

La promiscuità delle attività è destinata a generare effetti positivi ad ampio spettro, per un semplice dato fatto: nessuno, da solo, ha mai potuto fare niente di importante.

È la lezione della storia, se non dell’esperienza di ciascuno di noi, ma è anche la lezione della scienza. Discendiamo infatti da primati sociali, e già nel corso della nostra evoluzione siamo probabilmente stati la specie che viveva nei gruppi sociali più numerosi.
Secondo alcuni studiosi, avremmo anzi sviluppato un cervello così grande proprio per gestire rapporti personali di collaborazione e competizione con tante altre persone. È poi all’interno di questi gruppi, soprattutto a partire dall’acquisizione del linguaggio parlato, che abbiamo cominciato a usare la nostra “arma” più preziosa: le conoscenze scambiate fra di noi e trasmesse da una generazione all’altra, cioè un’evoluzione culturale ben più rapida ed efficace di quella biologica.
E’ un dato acquisito che che le opportunità di sviluppo sono tanto maggiori quanto maggiore è la condivisione di conoscenze e competenze.

 L’aggregazione aumenta infatti la possibilità di incontrare persone con le quali collaborare o dalle quali di venire semplicemente a sapere qualcosa di utile. Le migliori opportunità ce le offrono proprio le persone con le quali abbiamo dei cosiddetti “legami deboli” – le semplici conoscenze, insomma – perché ci permettono di accedere ad altre cerchie, quindi a persone diverse da noi, le quali ci fanno conoscere cose che non sappiamo o ci aiutano in ciò che non sappiamo fare.
La cosa interessante è che l’importanza della aggregazione non è diminuita con lo sviluppo di Internet e delle comunicazioni a distanza, ma è aumentata.
La spiegazione di questo apparente paradosso è il fatto che in un’economia sempre più basata sulle idee e la creatività, le informazioni che si possono scambiare solo di persona diventano sempre più preziose. Il nostro cervello, d’altra parte, si è evoluto per fare esattamente questo.
Per questo la costituzione dei cosidetti cluster di competenze ha in svariati casi generato eccellenze.

Generalmente tali condizioni si realizzano in grandi centri e agglomerati urbani, penalizzati sotto diversi aspetti, i principali fra i quali inquinamento, stress urbano e traffico congestionato. In questo caso invece ci troviamo in un contesto ideale situato in una delle regioni più rinomate per qualità della vita.

In conclusione, riteniamo di essere di fronte a una felice intuizione che ha trovato il modo di concretizzarsi grazie alla convergenza di fattori e risorse fortemente voluta e abilmente gestita.

Favorire il rinnovo generazionale,  la capacità di fare rete, ma anche la cooperazione, l’emergenza dei talenti, la valorizzazione del merito, innovare e stimolare la competizione positiva sono parole d’ordine che troppo spesso abbiamo sentito pronunciare in pomposi discorsi mai seguiti da fatti concreti.
Tutto ciò richiede infatti intraprendenza, determinazione, capacità e perseveranza. Riteniamo che chi ha saputo mettere concretamente in campo tutto ciò superando ostacoli e difficoltà per raggiungere risultati esemplari costituisca oggi un modello di riferimento.

Si può fare!
www.progettomanifattura.it/‎

lunedì 29 aprile 2013

CREATIVITA'


CREATIVITA’


ascolta file AUDIO:

“Buongiorno S., come stai?”
“Bene grazie anche se, sai com’è, son tempi duri…”
Il mio amico S. è un giovane di talento. Simpatico,intelligente, competente. E disoccupato.
Mi racconta di come ha perso il lavoro a causa della azienda che ha chiuso e di come si sia rivelata inconcludente la ricerca di un nuovo posto, nonostante il suo brillante curriculum.
“In molti mi dicono di lasciare l’Italia ma io – mi dice – adoro questo straordinario paese e vorrei continuare a cercare lavoro qui”.


Caro S., temo che la “ricerca di un lavoro” per come l’abbiamo intesa fino ad oggi si rivelerebbe una logorante frustrazione e che finirebbe solo per debilitarti fisicamente e psicologicamente.
Ma c’è una cosa che puoi fare: inventartene uno.
Inventarsi un lavoro implica attivarsi e mettere in moto un processo creativo che determinerà una serie di conseguenze ed eventi che rendono molto più probabile l’approdo a qualche risultato, rispetto alla mera ricerca di un “posto” che oggi ha alte probabilità di rivelarsi inconcludente.
“Creatività, mi dici… ma io sono un tecnico che con la creatività ha avuto poco a che fare. creativi si nasce!”
Ecco – mi dico- un altro luogo comune, un mito da sfatare.

Purtroppo della creatività si hanno spesso concetti limitati e parziali, quando non completamente inappropriati.

Spessissimo - nella concezione comune - la creatività si traduce nel rompere (si noti bene: non nel superare, ma nel trasgredire) le regole, ed è un fatto privato che può rendere la vita più gratificante appagando il narcisismo individuale.
Altre volte si risolve in un hobby da coltivare senza troppe pretese nel tempo libero, o magari coincide con la capacità di destreggiarsi astutamente in campo lavorativo.
Insomma: nella pratica quotidiana, per i nostri connazionali, la creatività non è altro che una versione più sofisticata dell’arte di arrangiarsi.
Non c’è dunque da meravigliarsi se la prima grande ricerca sull’idea che gli italiani nel loro complesso hanno della creatività, svolta da Eurisko nel 2004, restituisce percezioni superficiali e contraddittorie: per un intervistato su due la creatività è importante per moda (60% di risposte positive) e cucina (43%). Per poco più di uno su venti (6% di risposte positive) è importante per l’economia.

Storicamente del tutto differenti l’attenzione e l’atteggiamento di altri paesi, e specie del mondo anglosassone, in primis gli Stati Uniti ma non solo, verso l’idea stessa di creatività intesa come motore del progresso umano: la preziosa e peculiare attitudine degli individui a scovare soluzioni nuove, a scoprire elementi e connessioni sconosciute, a sperimentare e a inventare.
  


Al concetto di creatività sono da tempo associati studi e applicazioni molto pragmatiche, ben lungi dalla ingenua visione di “genio e sregolatezza”.
Agli inizi del secolo scorso, nel 1906, il matematico francese Henri Poincaré, pubblica su “Scienza e Metodo” uno dei primi, e forse ancor oggi la più convincenti studi sulla “creatività”. Pochi anni dopo è il tedesco Wolfgang Köhler, uno dei fondatori della Psicologia della Gestalt, a coniare il termine insight per definire l’illuminazione creativa e a intuirne la natura istantanea e inattesa, ma non certo spontanea e “gratuita”.
Innumerevoli studi e pubblicazioni sono da allora seguite e oggi è ormai ampiamente consolidata una definizione secondo la quale la creatività consiste non tanto nell’ inventare nuove forme o concetti quanto nel

TROVARE CONNESSIONI NUOVE E UTILI
TRA ELEMENTI DISTANTI TRA LORO



Ciò fa oltretutto della creatività  un importantissimo fattore di adattamento e, come tale, costituisce un vantaggio evolutivo oltre che delle specie animali, per gli esseri umani, e si traduce in vantaggio competitivo per le aziende e le nazioni.

Creativi non si nasce, si può invece diventare. E’ dimostrato scientificamente.
Ma attenzione: senza formazione di base e senza preparazione specialistica è impossibile per chiunque immaginare, inventare, e dunque produrre innovazione di valore.
Non crediate che mostri sacri come Michelangelo, Leonardo o Darwin siano giunti ai loro straordinari risultati perché baciati dal soffio divino. Dalle loro biografie, come da tutti coloro che hanno ottenuti risultati creativi, emerge una dedizione e una abnegazione proporzionate alle loro leggendarie intuizioni.

È il Nobel Herbert Simon, padre dell’intelligenza artificiale, a formulare la Teoria dei dieci anni: non si possono ottenere risultati originali in qualsiasi ambito, dagli scacchi alla fisica quantistica, se non dopo almeno un decennio di costante applicazione, e dopo aver interiorizzato almeno cinquantamila chunks (letteralmente: “grossi pezzi”) di informazione.
Creatività, cultura e competenza dunque sono intimamente intrecciate non solo negli studi che indagano le dimensioni dell’ICC (l’industria culturale e creativa). Sono intrecciate perché l’una alimenta l’altra.
La capacità di pensare in modo creativo e di inventare qualcosa di nuovo non è un dono del cielo: è una conquista dell’individuo che decide di mettere a frutto un proprio grande o piccolo talento: studia, impara, sperimenta con tenacia ostinata, dedizione e passione. Lo fa per affermare se stesso. Per sfidarsi. Per curiosità e irrequietezza, per tenere sotto controllo un disagio, per trovare una ragione di vita.
Lo fa essendo disposto a lavorare in modo intensivo (le persone creative sono in genere
workaholic, e il problema non è convincerle a lavorare ma, se mai, a smettere).
Raramente lo fa – su questo tutti gli studiosi concordano – solo per soldi: la motivazione
intrinseca (il senso di gratificazione e orgoglio che ciascuno trae dal proprio saper pensare e saper fare, e dall’essere riconosciuto come persona capace) è, in termini di produzione creativa, molto più potente di quella estrinseca, costituita da premi materiali: la creatività ha una componente epica che andrebbe rispettata, e mai sottovalutata.
  
Fondamentale è l’importanza del contesto nel favorire o contrastare la vocazione creativa dei singoli: e “contesto” significa tante cose. Istruzione e formazione di buona qualità disponibili per tutti, e valorizzazione sociale dell’essere istruiti e formati. Fluidità sociale e meritocrazia. Disponibilità di risorse e di finanziamenti, e trasparenza nell’allocare le une e gli altri. Alta pressione sugli individui perché raggiungano risultati eccellenti, ma disponibilità degli strumenti indispensabili per raggiungerli. Ma anche apertura culturale: si considerino le catastrofiche conseguenze di considerazioni che, ancora nel 2010 un ministro di cui tacceremo il nome, varando una Finanziaria che tagliava i già modesti investimenti nazionali sulla cultura, giustificava la propria scelta a muso duro sostenendo che “la cultura non si mangia”!

E ancora: capacità di integrare conoscenze, esperienze, generazioni, generi.
Diversi studi dimostrano che la creatività dei gruppi non è correlata tanto alla creatività individuale dei singoli partecipanti quanto alla varietà di competenze, esperienze e prospettive che ciascun gruppo esprime nel suo complesso.
 
 In questa logica occorre sottolineare che istituire e promuovere in ogni campo, con forza, un patto generazionale per il trasferimento di conoscenze può fare, per lo sviluppo della creatività, molto più e meglio che un “largo ai giovani” detto così, a prescindere. In altre parole: buttar via l’acqua sporca insieme all’anziano esperto può rivelarsi, nel tempo, una pessima idea.

Ma a questo punto, considerato il carattere pratico che ci proponiamo di conferire ai post di questo blog, passeremo a qualche stimolo per avviare in voi lo sviluppo di facoltà per essere creativi.
Naturalmente i risultati dipenderanno, oltre che dallo zelo che dimostrerete nell’ esercitarvi, anche dalla intraprendenza che vi porterà a ulteriori e personali metodi per evolvere le vostre capacità.
Ricordiamo che abbiamo definito la creatività come la capacità di trovare connessioni nuove e utili, tra elementi distanti tra loro.

Iniziamo quindi con un esercizio classico, che denomineremo “multiuso”:
Elencate almeno 10 impieghi che potete fare di un oggetto di uso comune, per esempio uno stuzzicadenti. Sbizzarritevi nell’immaginare le più creative associazioni fra l’oggetto e i suoi possibili usi, e vedrete che l’elenco si allungherà sorprendentemente!
Passate poi ad altri oggetti (una pipa, una spugna, pile scariche…) e ciò conferirà alla vostra mente elasticità e nuove connessioni di neuroni.

Come secondo esercizio vi proponiamo di prendere una matita e un foglio e di disegnare (va bene anche uno scarabocchio) un nuovo mezzo di trasporto, della forma, dimensioni e materiali che preferite. L’importante è che si possa muovere e trasportare una o più persone. Divertitevi!

Terzo esercizio.
Inventate almeno tre storie (brevi o lunghe, non importa) contenenti le seguenti parole: ritardo - caffè - ricamo – pirata – errore – capovolto – sicuro.

Prendetelo come uno svago: comunque vada sarà un successo!
Ma sappiate che ciò che otterrete dipenderà – più che dalla vostro “talento creativo”, che pure contribuirà in una certa misura – dalla vostra cultura, apertura mentale, predisposizione, stato d’animo, conoscenze tecniche, esperienza, concentrazione…
Le muse vanno in soccorso a chi se lo merita.

L’invito con il quale vi lasciamo è infine quello di privilegiare la frequentazione di ambienti stimolanti e trasversali e a non circoscrivere le vostre relazioni al rassicurante circuito dei “soliti noti”.

Uscite! Osate! Impegnatevi! Sperimentate!
Questo è il momento di sviluppare la vostra creatività.


mercoledì 10 aprile 2013

PENSIERO SISTEMICO


DAL PENSIERO LINEARE AL PENSIERO FLUIDO E CIRCOLARE

Benvenuti, grazie per aver deciso di leggere questo nuovo post.

                                                             VIDEO
                             http://www.youtube.com/watch?v=mft2CgQd2a4

Oggi parleremo di PENSIERO SISTEMICO.


 Viviamo in una società complessa, costantemente caratterizzata da problematiche e contraddizioni.

Alla base di qualunque azione efficace si pone una giusta prospettiva entro cui inquadrare la Realtà: è necessario rivolgere lo sguardo oltre i fattori e gli eventi isolati, per cogliere le articolazioni e le connessioni profonde fra le cose.

Alcune domande per indurci a  riflettere:

·         Perché, a volte, quando stiamo per raggiungere un obiettivo ci sembra che questo ci sfugga? Oppure quando stiamo facendo progressi improvvisamente la tendenza si inverte?
·         Ci è mai capitato di risolvere un problema e che proprio quest’azione pare crearne una sfilza di nuovi ? o che qualcosa che credevamo risolto da tempo, ritorni a farci visita ?
·         perché un gruppo di persone che prese singolarmente sono tutte molto valide, inserite in un contesto collettivo ottengono risultati deludenti?
·         perché se aggiungiamo strade ad una città per fluidificare il traffico, a parità di veicoli questo finisce per peggiorare?

Per poter rispondere dobbiamo sviluppare una capacità di visione globale per cogliere i nessi tra eventi, cause, effetti, relazioni.

 

Solo così possiamo maturare maggiore consapevolezza di cosa causa i problemi, di cosa invece origina il successo e di quali siano i “punti di leva” maggiormente efficaci per generare soluzioni e progressi.

Un utile approccio a tali esigenze è rappresentato dal Pensiero Sistemico.
Sempre più spesso se ne parla, così come si parla di “interventi sistemici” nelle aziende, e molte scuole di business o di sociologia il concetto di “sistemico” viene citato, invocato e avocato sempre più frequentemente.

Ma cosa si intende per Pensiero Sistemico?
Il concetto è complesso, e d’altra parte il pensiero sistemico viene definito proprio per affrontare la complessità della nostra società attuale, che si manifesta a vari livelli.

Possiamo definire genericamente un Sistema come

un insieme di variabili interconnesse

 Alla base di questa definizione apparentemente semplice vi sono alcuni concetti elementari che abbiamo acquisito fin dall’ infanzia: chi di noi non ricorda di aver studiato, già nelle scuole primarie, i concetti di “insiemistica”? In matematica poi abbiamo appreso cosa significa “variabile” (dipendente o indipendente). Cosa siano le “interconnessioni” lo abbiamo intuito sistemando la catena della nostra bicicletta…

Ma possiamo rintracciare evidenti considerazioni riferibili al pensiero sistemico nella più grezza cultura popolare: si pensi a proverbi celeberrimi come “non si possono fare i conti senza l’oste” o “non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca”.

La visione sistemica è frequentemente presente anche in altri e più nobili ambiti, come la letteratura: citeremo ad esempio il poeta John Donne, ripreso anche da Hemingway in un suo famoso romanzo, che scrisse:


“Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una nuvola venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.”

Introduciamo una semplice metafora che può essere efficace per esprimere ciò di cui stiamo parlando:
Se vuoi pescare non devi concentrarti sul pesce ma saper conoscere il fiume.
Ma allarghiamo la nostra visione: il fiume scorre in una valle (e introduciamo così l’idea di Sistema Complesso) e muta con le stagioni (e con questo abbiamo introdotto il concetto si Sistema Dinamico)!

Vi conforti sapere che il mondo in cui viviamo è un sistema dinamico e complesso!


 In sintesi: il Pensiero Sistemico rappresenta una giusta prospettiva nella quale inquadrare i problemi; esso rivolge lo sguardo oltre gli eventi isolati, cercando invece di cogliere le articolazioni e le connessioni profonde esistenti tra essi.

Abbiamo capito che quello di Pensiero Sistemico è un concetto antico, ma la sua “riscoperta” ampliata e potenziata da un’infinità di studi, teorie, applicazioni operative, è invece tipico degli ultimi decenni, riguarda i settori più disparati: dal benessere individuale alle più evolute teorie di business management.

Peter Senge, uno dei guru della disciplina afferma:
Il pensiero sistemico é un modo di pensare, é un linguaggio per la descrizione e la comprensione delle forze e delle interrelazioni che modellano il comportamento dei sistemi. Questa disciplina ci aiuta a vedere come modificare i sistemi in modo più efficiente e ad agire più in sintonia con i processi naturali del mondo naturale ed economico.  

Sempre Peter Senge:
“Le attività umane sono sistemi ma noi ci concentriamo su istantanee di parti del sistema: poi ci domandiamo perché i nostri problemi non si risolvono mai.”

In altre parole, le logiche lineari sono semplicemente uno strumento inadeguato: per questo motivo il pensiero sistemico le accantona e fonda il suo funzionamento sul “pensiero fluido e circolare”.

Si potrebbe integrare il concetto allargando il campo al pensiero laterale, che ha molto a che fare con la creatività, ovvero con la riconfigurazione delle connessioni del sistema secondo schemi inediti…ecc… ma ciò ci porterebbe fuori tema.
Magari avremo altre occasioni per parlarne.

La maggior parte di noi ha “in embrione” le potenzialità e le capacità di sviluppare Pensiero Sistemico e di applicarlo efficamente nella vita quotidiana, ma trascura di coltivarle e dunque queste rimangono nella fase latente, impedendoci di sperimentarne i benefici.

Perché oggi l’approccio sistemico alla realtà è dunque diventato necessario? Perché le vecchie logiche mostrano i loro limiti?
Se consideriamo quanto sia aumentata la complessità del mondo in cui viviamo, quanto ne siano mutate le dinamiche e le prospettive, potremo trovare molteplici risposte a queste domande.

Sin dalla scuola ci hanno insegnato ad analizzare ciò che è complesso scomponendolo nelle sue diverse parti, perché l’insieme sembra troppo “difficile”.
Così facendo finiamo non solo col perdere la visione complessiva, ma anche il senso, il significato e la portata di quello stesso elemento nel suo contesto: lo osserviamo come se fosse un’entità a sé stante.
Questo tipo di insegnamento è stato per secoli funzionale alla formazione di masse di individui adattabili allo svolgimento di mansioni schematiche e ripetitive, l’esasperazione delle quali è stata raggiunta nella catena di montaggio o in mansioni di tipo impiegatizio e burocratico.

Oggi non è più così: nella società post-moderna in cui la nostra parte del globo si è evoluta, i sistemi umani, composti da persone più consapevoli e culturalmente emancipate, non rispondono più a “regole schematiche” né seguono equazioni o funzioni matematiche a cui sembrava che potessero essere assoggettate.
E’ dunque inefficace analizzarli secondo sequenze di causa-effetto  anziché considerare le molteplici combinazioni di fattori che, influenzandosi gli uni con gli altri, costituiscono il sistema.

A lungo abbiamo condotto il nostro sviluppo come una locomotiva sui binari: bastava che il ferroviere fornisse l’energia al motore e effettuasse la manutenzione della macchina.
Ma la base di appoggio dei binari ha iniziato a diventare sempre più fluida e oggi abbiamo l’impressione che si sia trasformata in un mare agitato.
Possiamo pensare di continuare a condurre una locomotiva in mare aperto?

Questo è uno dei motivi per cui, nella maggior parte delle organizzazioni, utilizzando vecchi metodi e strategie note, che pure in passato hanno determinato il successo, nel risolvere nuovi problemi si rischia di non essere pertinenti, né - tantomeno - efficaci.
Si tratterà dunque di abbandonare la locomotiva e di cominciare a navigare in barca a vela. Naturalmente da ferrovieri dovremo trasformarci in marinai, acquisendo adeguate capacità e competenze.


Non ci inoltreremo nei meandri delle complesse teorie che sottendono il Pensiero Sistemico, ma ci limiteremo a concludere con alcune considerazioni pratiche, utilizzabili nell’ambito della nostra vita quotidiana, soprattutto per quanto riguarda in generale le nostre attività professionali.

Si può facilmente comprendere come, per esempio, un’azienda si possa definire a tutti gli effetti un sistema; lo sono anche una famiglia, una pubblica amministrazione, un’ autostrada, una squadra di calcio.

L’approccio generale è quello che viene di prassi adottato nella implementazione di cosidetti “sistemi di qualità” tipo ISO 9001, o gestione ambientale (14001).
Particolarmente di attualità quello relativo alla efficienza energetica (50001) che, peraltro è fra quelli che si autoripagano in tempi piu brevi…
Qui però dobbiamo  necessariamente generalizzare per comprendere i principi generali e che tutto ciò sottende.

Eccovi dunque alcuni punti che potrete considerare quando - ad esempio - vi si presenterà un problema o vorrete realizzare un progetto:

  1. Determinate quali siano i confini del sistema nel quale si origina un problema o volete collocare i vostro progetto.
Questo è ’ uno degli aspetti più delicati che un “pensatore sistemico” debba affrontare.
Prendiamo ad esempio questa semplice affermazione: “ho svolto male il mio lavoro (causa) e quindi sono stato rimproverato dal capo (effetto)”.
In questo caso, considerare come confini il solo binomio “dipendente- dirigente” può, come evidente, essere non risolutivo e  non prevenire il ripetersi del problema; ciò perché la radice dello stesso può risiedere altrove: ignorare quest’aspetto significa lasciare intatte le cause sottese che non tarderanno a ripresentarsi causando altri guai.

  1. Individuate le connessioni fra le variabili che costituiscono il sistema e come queste interagiscono
Una volta determinati i confini di spazio e tempo occorre individuare quali elementi del sistema sono connessi a quello in esame e che tipo di influenza esercitano.
Quello che dovete ottenere  è un modello dinamico della realtà capace di evidenziarei punti “caldi” in cui è possibile e opportuno intervenire.

  1. Individuate i fattori di leva, efficaci in funzione degli obiettivi che desiderate raggiungere
Lo straordinario vantaggio che un pensatore sistemico vanta nei confronti di un analista lineare è che mentre quest’ultimo concentra la sua attenzione ed i suoi sforzi sul problema e sul suo contenuto “qui ed ora”, il primo individua un punto anche lontano del sistema in base al quale attuare un intervento efficace.
  1. Stabilite una strategia di azione
Che tenga conto di quanto analizzato e dei fattori individuati.

  1. Attuate la strategia e verificatene gli effetti
Per accertarvi della reale efficacia della vostra azione.

  1. Modificate i vostri piani in funzione degli effetti prodotti
Adeguandovi e mantenendo piena consapevolezza di ogni nuova opportunità che le circostanze producono.

  1. Procedete mantenendovi fluidi fino al conseguimento dei vostri obiettivi
Siate dinamici ed elastici, aperti e sensibili, determinati ma flessibili.

Comunque la pensiate, questo modo di procedere è il solo che ci consentirà di essere efficaci e di ottenere risultati duraturi. Non esistono alternative, nello scenario nel quale siamo oggi chiamati a operare.
Se ne sentite la necessità potrete farvi assistere da un esperto che vi accompagni, almeno all’inizio, nella costruzione del vostro percorso.
Non stiamo dicendo che sarà semplice, ma una volta acquisita l’esperienza necessaria potremo considerare quanto la navigazione possa essere ben più gratificante della conduzione di una locomotiva.

Per il momento è tutto.
Vi ringrazio per l’attenzione e vi invito come sempre a intervenire sul blog “ESSERE e AGIRE” per postare commenti, richieste e per partecipare direttamente al nostro progetto.

A presto